Dicono che sono idiota
Dicono che sono idiota
che sono l'idiota
che mi comporto da idiota
e l'Idiota di Dostoevskij
mi hanno invitato a leggere
a studiare.
Per scoprirmi da solo somiglianze
tra il succo stesso del modo mio
e di quello del principe Miskin
di essere diverso.
Idioti se con forza noi amiamo
idioti se senza pensare doniamo
idioti se per farlo dimentichiamo
gli stessi bisogni dell'anima nostra
la fame la sete l'orgoglio
per poi ritrovarli accresciuti
feriti di solitudine, dolenti.
Ma succhiano il midollo di questa nostra idiozia
per risputarcela in faccia alla prima occasione,
a me come al principe Miskin
e ad altri ancora.
Ma se l'ideologia della crocifissione
me l'hanno propinata,
loro indenni e invulnerabili,
a dosi piene
senza provocare reazioni
di rabbia o ipersensibilità,
se non l'incredulità ideologica
e lo scetticismo sulla trascendenza
(roba di poco conto rispetto
all'interiorizzazione del messaggio)!
Se questo idiota poi s'aspetta
un ritorno d'amore
già su questa terra
davvero si fa presto a immaginare
che tocca il fondo d'un'altra sua idiozia.
La promessa cristiana,
quell'antica sepolta ideologia,
parla solo semmai dell'aldilà!
Se m'hanno messo in riga
mamma padre insegnanti e le ragazze
e figli e figlie e non soltanto miei
idiota io proprio l'ho voluto.
Cercavo la mia gioia
nel produrre la loro gioia
anzi soltanto
nello sforzarmi a farlo.
L'oncia ribelle del mio emisfero destro
non ha mai smesso,
sappiatelo,
di urlare.
Io l'ho ascoltata sempre
e non l'ho mai seguita
e avrei potuto stritolarvi tutti
solo con le mie dita
o col pensiero.
Ma l'idiota sceglie sempre di amare.
E la falsa illusione del suo amore
attira come calamita
il dolore il rancore lacerante
soprattutto degli altri
e un po' anche il suo.
E sulla tomba senza foto
"IDIOTA"
e un fiore nero.
Comprare un vestito a un bambino
Comprare un vestito a un bambino
e scegliergli insieme il cappotto,
la gonna, le calze, un golfino,
la maglia che porta di sotto.
Guardarlo negli occhi vicino,
cercare uno strano contatto:
la forza che, a parte il destino,
ti dice di stringerlo stretto.
Di stringerlo stretto? Ma come?
Si volta, ti scorda, ha uno scatto,
già corre altre strade, le sue.
Non serve gridargli quel nome.
Ma guardalo, e sii soddisfatto:
le scarpe son sempre le tue.
True love (l'amore vero)
True love
è quello del non possesso.
Del silenzio
del sorvegliare discreto
del sonno vigile e dell’insonnia
dell’attesa trattenuta
dell’impotenza accettata
dell’insegnare imparando
del distacco unilaterale
della dipendenza inespressa
dei piedi per terra
del riesplorare insieme spazi usati
del fermarsi e aspettare
del ritornare a cercare
del rimanere indietro senza spingere avanti
del non prendere né pretendere
della tristezza mistificata
del riso insieme e dell’ansia muta
del pensiero fisso e dell’interesse ossessivo
del parlarsi dentro
della voglia di correre
delle parole taciute e comunicate
della pazienza goduta o riconquistata
della gioia pacata e del mistero
della stanchezza dileguata
del guardare lontano
del fare prima le cose brutte
della presenza dietro l’angolo
della libertà protetta
del motorino
dell’urlo solitario
del terrore solitario
dell’implacabile nostalgia
del non piangere mai
del cercare di capire
del non capire.
E non provate a dirmi che non è vero.
Nel sogno
Come nel sogno così le tue pupille
hanno riflessi d’argento
o di penombre nascoste nell’azzardo.
Questo è il tempo del sonno,
il dubbio delle foglie perse,
la freccia che al mattino
si spezza all’improvviso nel peccato.
Se è vero il mio pensiero
di schegge sparge ancora le parole,
debole, e pronto a frammentar ricchezze
non più celate verso il corpo nudo.
Fra le stanze ed il cielo
stringo il sudore al petto fortunato
nell’incerto tuo raggio,
nel tuo profumo stormito come allora (!).
E’ simile lo spazio alla lusinga
di riprovar le insidie del tuo gioco,
di misurare il sangue col tuo fianco.
Nel luogo sempre incerto e quasi fioco
il mio respiro stacca fuor del dubbio:
se tornassimo a sera un’ altra volta,
quando soave la pupilla adombra,
a sottrarre vecchiezza ,
vergine la speranza ameni inganni
potrebbe suggerire .
Nei giorni dell’inverno
è giusto dubitar finché vorrai
sbarrare finestre,
frenare gli orologi nel silenzio.
Altro passato , qualcosa dietro i vetri:
lunghi sussulti che tu insegui per me
nel declinare.
IL FICO DEGLI OTTENTOTTI
Il mare si arrampica sulle scogliere. Sciabolate di salmastro si abbattono
sui volti esposti alla tempesta.
I sogni volano nel vento e par che dirigano la prua della nave. Quante
di queste giornate sul mio mare ho trascorso prima di arrivare a perdere
anche l’ultima speranza?
Il fico degli ottentotti mi guarda da lontano. Brilla come sempre sulla
scarpata che conduce in spiaggia, ricopre dei suoi petali rossi tutto il
dolcissimo declivio della mia vita.
I miei occhi seguono con lo sguardo la direzione del vento. Rincorro
il cadenzato battito d’ali degli ultimi cormorani ritardatari, sino a quando
non riesco più a distinguerli, confusi come sono nel nero abbandono
di un solitario divenire. Dipingo un fondale di stelle cosparso di scogli
remoti su antichi sentieri di mare. Compongo parole che ripetono lontanissime
solitudini sulla riva di un’isola lontana. Il passato è duro
a morire ed anche raccoglierne i cocci fa male al cuore. Mi ritrovo su
di un biliardo irreale a giocare un’assurda partita a carambola con
la memoria.
“Domani cosa sarà di me?” Mi domando mentre la luce lontanissima
di un aereo sorvola il manto di stelle lucenti.
“Potrò fuggire lontano? Potrò ricominciare da capo?”
Avevo perduto anche l’ultima battaglia ed un’ulteriore sconfitta faceva
bella mostra di sé nella collezione dei ricordi. Era più
che mai necessario non perdere la guerra, facendosi prendere dall’ingranaggio
perverso delle cose che avevano cominciato a non girare per il verso giusto.
Il meccanismo irreversibile delle cadute verticali poteva condizionare
tutto, fino a stritolarmi e non farmi più rialzare la testa. Non
dovevo perdere la guerra, questa era l’unica cosa che contava.
La foto della mia bambina comparve dalla tasca del portafoglio, dove
la tenevo riposta tra le cose più care.
Emozioni lontane si confusero al vento di libeccio.
Il fico degli ottentotti…come lo guardava estasiata e come piangeva
quando le dicevo di non coglierlo, perché sarebbe appassito in una
casa, era un fiore di scogliera, libero come il vento, che frange inclemente
la costa, refrattario ad un padrone come un animale selvaggio, compagno
solamente della sua solitudine e dei voli dei gabbiani.
“Adesso te lo porterei su di una stella piccola mia, ma non posso.”
E le lacrime caddero sulle onde di quel mare in tempesta, confondendosi
con il dolore del mio cuore che avrebbe voluto gridare al mondo tutta la
sua pena.
Me l’ero vista sfuggire dalle mani come un soffio di vento che non
può essere catturato ed io gridavo con forza ai miei assistenti:
“Bisturi!” “Pinze!” “Garza!” “La perdiamo…la perdiamo…la perdiamo…”
Quelle ultime frasi di terrore mi tornavano alla memoria con frastuono
d’onde. L’avevo perduta e pareva che sorridesse da lontano con un ultimo
sguardo confuso nei miei occhi impauriti.
Sapevo che non potevo fare di meglio, sentivo che avevo dato il cuore
per salvarla, ma mi rimproveravo ugualmente di non aver cercato di osare
l’impossibile.
Era stato un errore anche aver provato, non dovevo farlo, dovevo lasciare
che fossero altri ad occuparsi di lei, del mio unico perduto amore che
adesso salutava da lontano.
Il fico degli ottentotti brillava con il suo colore vermiglio sulla
sua tomba in quella giornata di vento, in quel cimitero di mare, con la
testa perduta dietro pensieri e voli di gabbiani, con il cuore in tempesta
che assaporava i profumi delle scogliere e delle tamerici salmastre.
La mia bambina l’avrebbe preso tra le mani e assaporato a lungo, avrebbe
voluto farne un vezzo per la sua camicetta, l’avrebbe portato con sé
a scuola per farlo vedere alla maestra.
Avrebbe pianto vedendolo appassire, così come io piango ricordando
il suo sorriso e le corse sfrenate sulle scogliere, quando il terrore che
il suo cuore malato frenasse su quelle brusche discese mi prendeva l’anima
e non mi lasciava libero di pensare ad altro.
Oggi mi ritrovo più solo a pensare al passato.
Ricordo un sorriso e con esso cavalco la mia solitudine gettandomi
nell’infinito. Non so se sarò ancora capace di operare. Non so se
vorrò ancora farlo. Per il momento è già abbastanza
duro vivere e lasciare che i giorni sovrappongano la loro consuetudine
al suono di canzoni d’amore lontane. Nel vento di libeccio inclemente che
spazza la scogliera vado a raccogliere quel fiore dal rosso colore per
portarlo anche domani in dono alla mia bambina.
LA CASA SULLA SCOGLIERA
Dov’è la casa sulla scogliera,
la casa della nostra sera
fatta su sassi eterni e desideri di paura?
Nel mare delle nostre tempeste,
procellarie di passioni notturne,
scontravano desideri incontrollati
sbattuti dalle onde solitarie.
E tu sorridevi dalle rocce eterne
dell’antica scogliera, contavi le stelle
e i dolori nel tempo infinito,
cullavi il passato perduto
tra gli occhi del cielo in tempesta.
Dov’è finita la nostra casa di mare,
battuta dalla costa rocciosa,
desiderio di venti di guerra
rifugio di stelle solitarie?
Dalla nebbia nascosta del nostro amore,
perduto come un gioco di antiche parole,
sorgono lacrime di vecchi ritorni.
Non è più tempo, son chiusi gli occhi
di un’avventura, perduto è il mare
dei nostri sogni, restano solo antiche macerie
fatte di vento, fatte di stelle,
fiori di pesco su antiche ferriere,
come macigni sulla scogliera.
Infierire, da fiera
bestiale, da bestia.
Parole che usi per spiegare
per esprimere i tuoi lati peggiori.
Ma tu
che non sei un animale
come puoi comprendere
il loro pensiero?
Dici che non hanno un pensiero.
E quindi
quando perdi la ragione
ti senti come loro
Eppure
vivere nel flusso della vita
sentire il proprio cuore
che batte con il suo
significa essere creature inferiori?
Piu' che disprezzare
dovresti invidiare
e con passione
desiderare
il ritorno
in quell' incanto
in quel paradiso
perduto
Ma un angelo di fuoco
ti sbarra la strada
e cosi' solo in avanti
puoi camminare
incontro
al tuo destino
di uomo.
Il destino di chi puo' scegliere
fra un bene ed un male
che tu stesso
hai creato.
e quando ti senti
bestiale
non a una bestia assomigli
ma semplicementead un uomo
disumano.
I CONFINI DEL MARE
Non potrai trovare
i confini del mare
poiché il tuo é un mare
senza confini.
Non potrai superare
i limiti del corpo
poiché solo con un corpo
li puoi capire.
La tenue foglia
é figlia dell'albero
ma insieme al sole
lo nutrirà.
E quando infine
stanco e irrigidito
il tuo picciuolo
si spezzerà
ti perderai fra i suoi confini
senza alcun bisogno
di imparare.
Ti perderai fra i suoi confini
senza alcun bisogno
di capire.
PER QUESTO TI AMO
Posso fare a meno di te
per questo ti amo.
Non spezzo il ramo fiorito
per portarlo nel vaso di casa.
Non raccolgo la conchiglia dispersa
ma lascio che ritorni al mare.
Chiudo gli occhi
e mi perdo nel profumo dei fiori.
Accarezzo la pelle
e sento il sapore del sale.
Posso fare a meno di te
per questo ti amo.
NUVOLA
Nuvola che appari
e poi scompari
che sembri eterna
nel momento in cui ti vedo
che sembri un mondo
di palazzi e castelli
che sembri un gioco
di maestosi e inquieti
paesaggi di luce.
E di nuovo il vento
sfilaccia i tuoi bordi
trasformandoti in aria
disgregandoti in cieloS
Quanto siamo cambiati
in questi pochi frammenti
che abbiamo vissuto!
VENTO
Un'aria ti scuote
come note stonate
come semi nel vento.
Un sorriso ti prende
e guardi le cime buie
di quel monte lontano.
Un abisso di vuoto
si estende dinanzi
ma non ne senti il terrore.
Questo forte vento
che tanto spaventa
non può farti alcun male.
Nulla
che tu già non conosca.
IL DONO
Ti farò un regalo
con il quale potrai navigare
sulla scia del tempo.
Ti farò un regalo
con il quale vedrai altri mondi
reali o immaginari.
Ti farò un regalo
con il quale potrai viaggiare
nello spazio ed oltre i limiti
Ti farò un regalo
con il quale creerai figure
più reali di ciò che vedi.
Ti farò un regalo assai speciale:
ti insegnerò a scrivere
così potrai volare.
LA DIFFERENZA
Dies Ire.
Sono stanco
di vederti
come un padre
un po' padrone.
Sono stanco
di temerti
come un dio
o mio Signore.
Dies Ire.
E non ti chiedo
di non soffrire
non ti chiedo
di non morire
non ti chiedo
neppure un segno
guardo le stelle in cielo
e non ho più parole.
Dies Ire.
Ma ti prego aiutami
a vedere
ti prego aiutami
a capire
ti prego aiutami
ad accettare
la differenza
che ci fa soffrire.
LUCCIOLA NELLA SERA
Amavo salire in alto per aspettarti.
Aspettavo che tu ti accendessi.
Mille fra mille, eppure ti riconoscevo.
Qualcosa si muoveva e io immaginavo
una vita sconosciuta.
Pensieri e sogni
nascosti dietro a quelle ombre.
Dimmi
quale vita é nascosta
dietro a quelle tende
che fanno vedere e non vedere?
Dietro quella finestra
illuminata
fra le mille luci della città.
La mia lucciola lontana.
Nella sera.
QUESTA TERRA
Questa terra
come ogni luogo amato
era un paradiso
un sogno fatato.
I suoi fiumi
i suoi laghi
i suoi tramonti.
Ora è solo l'odio
che ci avvelena
e con il terrore
stretto avvolge.
Ogni angolo
ogni strada
ogni cuore.
E poco importa
chi primo ha versato
questo pianto innocente
questo velo di sangue:
Me ne andrò da questo luogo
da questo dolore
perché il vero paradiso
è dentro il mio cuore.
TYRANNOSAURUS REX
Non hai resistito
Re lucertola tiranno
ai rapidi cambiamenti
di questo stanco mondo.
Nonostante la tua forza
guardavi con terrore
quando il vento soffia
quando il mare grida
quando la terra muove.
E pure
questo novello tiranno
armato solo d'intelligenza
non resisterà.
Nonostante l'ardore
anch'egli trema
quando il vento soffia
quando il mare grida
quando la terra muove.
TERRA
Sei ultima
nei nostri pensieri.
Per primo la lotta dei sessi
quindi i colori della pelle
i problemi delle nazioni
la realtà del paese
i vicini di casa
il dolce amaro della famiglia.
Infine il rapporto
con quella persona
che vive il nostro nome
senza dargli del 'tu'.
Sei ultima
nei nostri pensieri.
Ma tu respiri
anche senza noi.
La fede.
É strano,
pensavo fosse amore.
Ero riuscito a credere
che fossimo tutt'uno.
Attimi d'estasi
e poi la realtà m'investì:
sdoppiato amavo me stesso
e tu eri una spettatrice.
Mostruosità dell'ego...
ero riuscito a credere,
ero riuscito a credere,
a credere.
Il passero.
Un alito di vento
arruffa le penne
del piccolo corpo
strapazzato dalle auto
che passano veloci
inconsapevoli della tragedia
di cui sono partecipi.
Il sole
continua a scaldarmi la pelle
mentre un freddo profondo
mi gela l'animo.
Solo il tuo sorriso
cancella il ricordo
la tua mano
riporta il calore.
Cammino con te
vincendo la voglia di voltarmi.
Stasera.
Sei strana stasera.
Riflesso inconsapevole
della luna piena
o ricerca inconscia
di una verità fra noi?
Di colpo mi rendo conto
che basterebbe
che fossimo soli
una carezza
il mio corpo ed il tuo
le stelle la luna
il fresco vento di primavera
il silenzio profondo della notte
interrotto
solo dal nostro ansimare
per farti felice
completamente
inesorabilmente.
Ti amo.
Notte di luna piena.
Notte di luna piena
vento di primavera
brividi scendono lungo la schiena
sogni percorrono la mente serena.
La marea d'erba ondeggia
sotto le carezze della notte.
Gli alberi tessono
intricati cristalli bianchi
che squarciano il manto notturno
pulito stasera
e trapunto di mille mondi lontani...
Notte di luna piena
acqua di fonte chiara
freschi torrenti scroscianti in piena
che portano via tutta la pena.
I ciottoli rotolano
tra le prorompenti acque.
Gli arbusti rafforzano
le loro radici
i monti perdono
il loro candore
la vita si sveglia dal lungo sopore...
Notte di luna piena
amore ritrovato
prendi la mano che trema
fai che il poeta ritorni in vena.
Non più canzoni tristi
poesie intrise di malinconia
Canterò le gioie della vita
riflesse dentro gli occhi tuoi.
Le notti più chiare
le lune più piene
le rime e le metriche
non più catene...
Notte di luna piena
profumo di fiori lontani
il lago riflette l'argento.
Ti guardo
sorrido contento.
L'essere.
L’essere.
Perché estendere la propria vita
nell'unione di due cellule?
e riversare poi
le mie frustrazioni ansie paure
su questo nuovo io
bello proprio per la sua diversità
nella somiglianza.
Lasciare poi
che la mia incapacità crei per lui
ostacoli insormontabili
ed aspettarsi che sia
ciò che io non sono stato mai.
Guardare nei suoi occhi
e cercare una pace
che non ho avuto mai.
Egoista nella mia generosità
lo lascerò vivere
per ritrovare in lui
qualcosa di te.
Tenerezza.
Non avrei mai creduto
bastasse una tua carezza
un sorriso due passi nel parco
a portarmi la pace nel cuore.
Credevo
tu fossi per me
un inebriante tuffo sensuale
ed invece trovo in te
una compagna di giochi infantili
un'amica nei giorni più tristi
una mano che si tende fedele
quas'io fossi amore.
Osservo i tuoi occhi:
l'amaro sorriso riflette la pena.
Un giorno imparerai
ad amarmi per quello che sono:
un amico.
Un amico che ha tanto bisogno
di tenerezza.